LA DISASSOCIAZIONE UNA DISPOSIZIONE PRATICATA DA MOLTO TEMPO.
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| Che sia volontario o forzato il distacco dagli affetti è sempre triste. |
La disassociazione una disposizione praticata da molto tempo.
La disassociazione è una punizione, che si applica mediante l'allontanamento dagli affetti della famiglia e dalla sua comunità a colui che continua nella sua cattiva condotta.
Esiste comunque un effetto collaterale non di poco conto, l'ingiustizia verso i parenti e amici innocenti che si vedono sottrarre gli affetti e l'amicizia pur non avendo fatto nulla di male.
Si tratta di una disposizione per mantenere puro il gruppo, separando l’impenitente dagli affetti più cari, escludendolo e allontanandolo. In sostanza chi commette un'azione malvagia e non si pente, viene allontanato e privato della compagnia conviviale e affettuosa dei puri di cuori.
La disassociazione è iniziata con Abramo: fu molto dolorosa. Eclatante fu il caso di Ismaele figlio di Abramo che venne allontanato dalla sua famiglia e dall'accampamento, perché maltrattava il fratello Isacco:
"Sara notò che il figlio (Ismaele) che Agar l’egiziana aveva partorito ad Abramo prendeva in giro Isacco. Disse dunque ad Abramo: “Manda via questa schiava e suo figlio, quindi (Abramo) si alzò la mattina presto, prese del pane e un otre d’acqua e li diede a Agar. Glieli mise sulle spalle e la mandò via insieme al ragazzo." Genesi 21:9
Fu una disciplina pesante per mamma e figlio e pure per Abramo.
La disassociazione fu utilizzata anche da Mosè con sua sorella Miriam.
Miriam e Aronne parlavano contro Mosè a motivo della moglie cuscita. Miriam era stata colpita da lebbra bianca come la neve, Mosè ordinò che fosse messa in quarantena fuori dall’accampamento per sette giorni" Numeri capitolo 12
Mosè, oltre ai dieci comandamenti, fu lo scrittore di altre seicento leggi riportate nella Bibbia, tra cui quelle sull'adulterio, che decretava la disassociazione della condannava a morte per lapidazione degli adulteri anche se pentiti:
“Se un uomo commette adulterio con la moglie di un altro, sia l’adultero che l’adultera devono assolutamente essere messi a morte." Levitico 20:10
Era una disassociazione totale, con esito finale cruento, la morte di entrambi.
Da tenere presente che Mosè nel deserto davanti al monte Sinai pur essendo in intimità con Dio, doveva conciliarle le rivelazioni ricevute da Dio con la sua conoscenza egiziana e il retaggio delle leggi imparate dai sacerdoti egizi era considerevole. Tanto che tra le seicento leggi scritte fu inserito un distinguo fra l’uomo e la donna, una scappatoia per l'uomo adultero e non per la donna, l'uomo poteva divorziare con motivi futili ed era libero di sposarne un'altra senza essere lapidato, la donna no.
Questa disposizione della punizione ingiusta e parziale fu modificata da Cristo quando disse ai farisei:
Gli si avvicinarono dei farisei con l’intenzione di metterlo alla prova e gli chiesero: “È lecito a un uomo divorziare da sua moglie per qualsiasi motivo?” Lui rispose: “Non avete letto che colui che li creò in principio li fece maschio e femmina, e disse: ‘Per questo motivo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno una sola carne ’? Così non sono più due, ma una sola carne. Perciò, quello che Dio ha unito, l’uomo non lo separi”. Loro replicarono: “Perché allora Mosè ha ordinato di darle un certificato di ripudio e di divorziare da lei?” Lui disse: “È stato per la durezza del vostro cuore che Mosè vi ha concesso di divorziare dalle vostre mogli, ma in principio non era così. Io vi dico che chiunque divorzia da sua moglie, se non a causa di immoralità sessuale, e ne sposa un’altra commette adulterio” Matteo 19:3-9
Gesù con questa affermazione modificò la legge scritta da Mosè riguardo la disassociazione mediante il divorzio. E in un'altra situazione, ammorbidì ulteriormente la soluzione coinvolgendoli con le seguenti parole:
Ora gli scribi e i farisei condussero una donna colta in adulterio, e, dopo averla posta in mezzo a loro, gli dissero: “Maestro, questa donna è stata colta nell’atto di commettere adulterio. Nella Legge Mosè ci ha prescritto di lapidare tale sorta di donne. Ma tu che ne dici?” Gesù disse loro: “Chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra contro di lei”. E fu lasciato solo, come pure la donna. Gesù le disse: “Donna, dove sono essi? Nessuno ti ha condannata?” Essa disse: “Nessuno, signore”. Gesù disse: “Neanche io ti condanno. Va; da ora in poi non praticare più il peccato”. Giovanni 8:3
Gesù con questa reazione, rimarcò la modifica della disassociazione violenta mediante la lapidazione, promuovendone semplicemente l'interruzione della punizione con l'incoraggiamento a non peccare più.
In seguito, l'Apostolo Paolo reintrodusse la disassociazione, non più nella forma cruenta della lapidazione, ma come un provvedimento amorevole, per aiutare il peccatore a pentirsi e secondo per proteggere i puri di cuore:
"Ora però vi scrivo di smettere di stare in compagnia di chi è chiamato fratello ma pratica l’immoralità sessuale. Allontanate la persona malvagia di mezzo a voi”. 1 Corinti 5:11
È solo saggia prudenza, stare alla larga da chi continua a praticare il peccato, è una cattiva compagnia.
Tuttavia, questa benefica disposizione, a molti è incompresa, per esempio viene stravolta e brutalizzata dalla mafia di oggi. In che modo?
I mafiosi di oggi, han fatto loro questa regola di tagliare i ponti con le persone care, per coloro che non si adeguano alle loro richieste, siano esse vittime di ricatto o affigliati, eseguono la disassociazione in modo estremo, inserendola nel loro statuto, e utilizzandola poi come ricatto per ottenere sottomissione e ubbidienza da loro.
Con il loro affigliato esiste l'accodo che se non eseguono il comando che gli viene assegnato, qualunque esso sia, loro si rifaranno sui suoi parenti e amati, gambizzandoli, o utilizzando l'incaprettamento o altro. La minaccia di colpire i parenti cari, la utilizzano anche verso coloro a cui vogliono estorcere denaro.
In sostanza: il lato buono della disassociazione a fin di bene è quello di indurre il peccatore al pentimento affinché non ripeta più l'errore, e allo stesso tempo proteggere i puri di cuore separandoli dal peccatore; viceversa, il lato doloroso della disassociazione è la sofferenza dei senza colpa dei parenti e amici.
È comprensibilmente giusta la pratica della disassociazione, che protegge il gruppo da un'influenza negativa e stimoli il peccatore a rivedere i suoi valori. Questo voltare le spalle al peccatore impenitente, è talmente profittevole che si dovrebbe applicare in ogni tessuto sociale, non solo religioso, ma anche nella politica, in fabbrica, nelle scuole, nel volontariato, nei servizi sociali e nella sanità, è un modo gentile per aiutare il dissidente. Tuttavia, c'è da tenere presente coloro che soffrono ingiustamente perché sono puniti di rimando, e non è giusto far pagare a loro il peso del peccatore. Sarebbe equo che a coloro che vengono disassociati siano tolti tutti i privilegi e incarichi, tralasciando di toccare gli affetti, che saranno gestiti dai parenti e amici interessati mediante la loro coscienza.
Inoltre, sarebbe pure utile che questa disposizione non fosse considerata in modo categorico, ma applicata con le varianti. Per esempio, nel caso in cui il peccatore non praticasse più il peccato, avendo regolarizzato la convivenza col matrimonio, come pure il peccatore disassociato che si è pentito; nel caso non desiderassero più fare parte dell’associazione, entrambi sarebbero da considerare come persone normali e non più disassociati. In questo caso si tiene conto: del loro pentimento e il loro libero arbitrio, considerandoli come persona non facenti parte all’associazione che vivono la loro vita, né più e ne meno, lasciando ai parenti la decisione di frequentarli secondo la loro coscienza.
Chi ha riconosciuto il suo errore, si è pentito e non lo pratica più; non è il caso di infierire ulteriormente. Come ha detto Gesù alla prostituta:
“Neanche io ti condanno. Va; da ora in poi non praticare più il peccato”. Giovanni 8:3
Ti sembra ragionevole?
Questo è il modo di ragionare di Cristo Gesù, la punizione decade dal momento in cui il peccatore cessa la pratica del peccato, come disse per esempio all’adultera di ‘non peccare più’, divenendo di fatto una qualunque cittadina del mondo.
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