domenica 9 aprile 2023

L'INCONTRO CON L'ARTISTA A VENEZIA

L'ESPERIENZA PIÙ BELLA FATTA A VENEZIA.


Il marciapiede degli artisti a Venezia. 


Vi racconto l’esperienza che ritengo la più importante che ho fatto a Venezia.

 

È l'incontro col pittore, che ci ha raccontato l'essenza della Venezia attuale.

È uno dei pittori che espone i suoi quadri sul marciapiede che fiancheggia il mare e porta all'apertura della piazza S. Marco sotto il campanile che i veneziani chiamano affettuosamente 'el parón de casa ' (Il padrone di casa). Il campanile è alto 98,6 metri, è uno dei campanili più alti d'Italia, (pensare che è stato costruito dentro una ex palude), si erge isolato, in un angolo di piazza San Marco, di fronte alla basilica.

L'incontro col pittore mi fu di arricchimento, mi ha fatto percepire cosa c'è veramente sotto la crosta imbiancata di Venezia.

Non è il classico incontro formale, ma quello occasionale, dove è lui che valuta se aprirsi per uno scambio di vedute, ritenendo per qualche suo motivo sia costruttivo conversare con noi, si è fatto convinto che dando a noi parte della sua conoscenza profonda, può ricevere anche lui qualcosa, è comincia il discorso, dalla parola iniziale 'Venezia... per passare poi al progetto Moses poi alle navi da crociera, poi alla vita di chi ci vive, una delle prime cose che espresse, fu che: 'i turisti sono invadenti e maleducati', chi ci vive deve subire l'ignoranza di chi morde e fugge, mi viene anche il sospetto che ci volesse riprendere con metafore e che l'obbiettivo fossimo noi che abbiamo innescato la necessità di un suo sfogo. Anche se così fosse, l'ha fatto con maestria, non irritandoci per nulla, un insegnamento del galateo indolore di cui lo ringrazio.

Eravamo sul traghetto per il Lido di Venezia, erano le dodici e noi trattavamo l'argomento pranzo, lui come uno qualunque tornava a casa, era li seduto di fronte a noi, come fosse invisibile, personalmente non lo vedevo, ma dal momento che iniziò ad esprimersi rivalutai il peso del suo dire, e lo misi a fuoco, visivamente parlando. Anche se forse non aveva venduto niente, dico forse perché la mia asserzione è solo una sensazione provata a pelle e quindi discutibile.

Aveva qualche strategia, perché teneva la cartella dei quadri e la valigetta dei colori e pennelli sotto il sedile di un altro scomparto, come se volesse tenerli nascosti, infatti allo sbarco al Lido, quasi se li scordava, è tornato indietro a prenderli.

Non mi è venuto di chiedergli almeno il nome, così ora lo chiamo pittore.

Il pittore sessantenne circa, possedeva un carico interiore della vita dal vivo di un Veneziano Doc, ne parlava da competente con la conoscenza dei suoi lati profondi, disse che suo padre ingegnere aveva già studiato il progetto Moses dall'inizio, sconsigliandolo alle autorità per un motivo semplice e secondo lui determinante. Disse che il problema del Moses erano le cerniere di fondo, dove i cassoni ruotano, era convinto che queste cerniere, immerse nella sabbia e bagnate dall'acqua e avvolte nelle alghe, in aggiunta al sale, si sarebbero corrose in fretta, bloccandosi, divenendo un rottame in poco tempo.

Menzionò pure l'enorme manutenzione che richiede tenere efficiente il progetto.

Fu comunque molto positivo del risultato ottenuto con l'ultima acqua alta che doveva subire Venezia battendo il record dei 146 cm precedenti in altezza, sventata proprio dal progetto Moses che funzionò egregiamente, facendo risparmiare i molti danni che avrebbero subito i veneziani con l'acqua che avrebbe sommerso i tavolini dei caffè e le vetrine dei negozi con le preziose mercanzie, (nota informativa, ciò che espone Venezia in tutte le vetrine delle sue Calle, non viene fatto a Venezia, ma a Murano e Burano e altre isole vicine).

Il Pittore quando menzionava i danni dell'acqua alta e ai disagi che ha provocato ai negozi, ai monumenti, e al turismo, tendeva i muscoli del suo viso che si indurivano pensando al lavoro di ripulitura della melma che aveva infangava tutto.

Il pittore riconobbe l'efficacia del Moses, era consapevole che i cinque miliardi e mezzo spesi nel progetto, l'hanno pagato gli italiani, ed è anche per questo che i veneziani, lavorano tacendo e sopportando in silenzio l'ingerenza euforica dei turisti, anche se di malavoglia. Girano in fuori la testa e le spalle alla maleducazione del turista schernitore che sbotta dicendo che il viaggio in gondola è costato troppo.

Questi turisti non comprendono appieno il disagio e le conseguenze dell'acqua alta, pensano di essere migliori, perché portano i soldi.

Sarà per questo che ancora oggi, molti lavoratori veneziani recitino ancora la figura del valletto di Giacomo Girolamo Casanova nato a Venezia, un retaggio vecchio di trecento anni.

Il Pittore disse pure che il turista arriva di giorno, col sole, alla sera va via, e pochi sanno che anche fra loro che ci lavorano, son pochi quelli che passano la notte a Venezia, sovente le isole sono immerse nella nebbia, l'umidità perenne, le esalazioni, i reumatismi aumentano, ecc. tutti questi disagi spingono il Veneziano a dormire a Mestre, anche lui il pittore, emigra alla sera; infatti, ha la casa a Malamocco il lato opposto dell'isola del Lido.

La conversazione ci ha fatto passare il tempo ed eravamo giunti alla fermata del Lido, e si fermò pure il ragionamento, scesi tutti, il pittore ci invitò a visitare il porticciolo di Malamocco e il suo ponte storico, che rappresenta uno dei siti più antichi della Laguna, fu il primo insediamento, fin dal lontano anno 742, col Doge veneziano. Parlava di questo ponte con tale entusiasmo e convincimento che il suo sguardo un po’ malinconico e triste, (proprio dei veneziani che Charles Aznavour immortalato magistralmente nella sua canzone intitolata: ‘ Come è triste Venezia - https://youtu.be/aMQ6GyUs-fc?si=gR0qEOZKRZ4pM3fG ), si illuminò e la pelle del suo viso si rilassò facendo sparire le sue rughe, tanto che mi son fatto curioso e desideroso di vedere questo ponte, e vi riporto la sua immagine fotografica:



Il primo ponte di Venezia del 742 a Malamocco


N. B. -Dimenticavo: se volete un po’ di essenza di Venezia, oltre a parlare con un pittore, che sono per convenienza affabili, e mirano a socializzare per vendervi un quadro; compratelo. Scegliete un piccolo quadro (uno qualsiasi di vostro gradimento) dipinto sul momento, darete un sostegno al pittore, vi porterete via un ricordo che diverrà presente nella vostra casa, (il ricordo sarà maggiore se lo pagherete di più), e non si sa mai se il pittore diventasse famoso, i vostri nipoti ne raccoglieranno il frutto, inoltre collaborerete a manterrete viva la tradizione degli artisti pittori di piazza S. Marco a Venezia.

Venezia: sotto la sua crosta imbiancata c'è una città unica e malinconica.

 

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